Telefono Erotico: La Risposta di Cesare – La verità nuda, sporca e comica

Telefono Erotico: La Risposta di Cesare – La verità nuda, sporca e comica
Oh raga’, ma davvero state a far diventà il telefono erotico una cosa romantica? Ma ‘ndo stamo! Io so’ Cesare. Non me chiamo veramente Cesare, ma so’ de Roma, e questo già ve deve bastà pe capì che qui non leggerete poesia, ma verità. Ho letto l’articolo de quell’artro, Mirko, quello che ha fatto tutto il discorso struggente sulla prima volta che ha chiamato il sesso al telefono e su come Viola gli abbia aperto un mondo. Bello eh, per carità, ma sembrava che gli avesse risolto la vita. Io invece ve racconto la versione mia: più zozza, più pratica, più… vera.
Perché io chiamo il telefono erotico per un motivo solo: voglio gode’. Non cerco l’amore, la spiritualità, le emozioni profonde. Io voglio ride, voglio sfogamme, voglio fa’ le mie porcate in santa pace. E il telefono erotico è la cosa più sincera che ci sia: quello che dici, quello è. Nessuno te giudica, nessuno te fa le morali, nessuno te guarda strano. Anzi, spesso ci scappa pure da ride, perché a me me piace scherzà, e l’altra parte della cornetta ride con me. E già questo vale il prezzo della telefonata: me sento vivo, leggero, libero.
Quando a cinquant’anni lo sfogo diventa il sesso al telefono
Io ho cinquant’anni, raga’. E a casa la situazione è quella che è. Mia moglie la amo, sia chiaro, ma la voglia non è quella de prima. E io che devo fa’? A vent’anni esci, conosci, fai tardi. A cinquant’anni se esci t’accolli la sciatalgia. Allora devi trovà uno sfogo pratico. Lo sfogo più comodo del mondo è il sesso al telefono: non te devi vestì, non devi annà da nessuna parte, non devi sopportà nessuno. Solo prende er telefono e chiamà.
E poi diciamocelo: a noi uomini ce piacciono le ventenni. Quelle cor il fisico tonico, le tette dritte, la voce giovane. Mia moglie la amo, ma ormai quando se spoglia pare che deve fa’ un trasloco. E allora che faccio? Chiamo una voce de strafiga. Magari lei in realtà sta in pigiama col gatto sulla pancia, ma che me frega? Nella testa mia è perfetta. E Viola… oh Viola… lei te ce porta proprio dentro la fantasia. Te dice cosa te farebbe, come te guarderebbe, come te prenderebbe. Io chiudo gli occhi e penso: “Mo’ sì che sto bene.”
Perché il telefono erotico è meglio de n’amante vera
La cosa più bella del telefono erotico è che non te dicono mai de no. Tu parli e loro te stanno dietro. Io con Viola ce sto na mezz’oretta. A volte cinque minuti perché me fa schizzà subito. Lei ride, scherza, me provoca… è un’arma. È come avé n’amante ma senza tutte le rotture: niente cene, niente regali, niente bugie da ricordasse, niente paura che te sgamano. È libertà pura, rega’. Libertà allo stato brado.
Io c’ho le mie fantasie. Tante. Pure strane. E nel sesso al telefono le posso giocà tutte. Una donna vera? Te guarda male e te dice: “Ma che stai a dì?”. Le ragazze al telefono no. Tu je dici “fammi la maestrina cattiva” e loro te fanno un film. Tu je dici “fammi la vicina divorziata” e loro te ce trascinano. Zero giudizi, zero paranoie. Solo gioco.
Ragazze al telefono hot, il top!
E qui ve lo dico chiaro: trattatele bene ste donne, che senza de loro saremmo persi. Sono brave davvero. Hanno pazienza, ascoltano, non se offendono, non fanno la morale. Senza di loro saremmo chiusi in garage a farci le seghe al buio come vampiri. Invece c’avemo le loro voci calde che ci accompagnano anche nelle giornate peggiori.
Io? Io le ho provate tutte. Viola, Giulia, Virginia, Ginevra… tutte. Una te prende per mano, una te comanda, una te ride in faccia. Ed è questo il bello: ogni voce è un mondo diverso. A me me piace cambià. Non so’ fedele, e loro lo sanno. È un buffet erotico: assaggi un po’ qua e un po’ là, e te godi tutto.
E qui arriva la parte nuova, quella che Mirko non ha detto perché lui è un sentimentale: il problema più grande del telefono erotico NON è la vergogna, non è il costo, non è la fantasia. No. È trovare un momento di pace in casa propria.
Il vero problema? Trovà pace per chiamà
Perché io vivo al piano terra, co’ un cortiletto. E mia moglie sta sempre tra i piedi. Sempre. Sempre. Sempre. Io non posso chiamà quando sta in casa. Non esiste proprio. È impossibile. Se sto zitto chiede “Che c’hai?”. Se parlo piano chiede “Con chi stai a parlà?”. Se esco in cortile chiede “Che stai a fa’ là sotto?”. È una sentinella.
Quindi io me devo inventà le scuse. E raga’, so’ diventato un artista.
“Amò, devo buttà l’immondizia.”
E lei: “Ma l’hai buttata un’ora fa.”
“Eh… me so’ scordato de buttà quella dell’umido.”
E scendo giù. E ci metto venticinque minuti.
Oppure:
“Vado a controllà la pressione delle gomme della macchina.”
“Ma è notte, Cesare.”
“Proprio per quello, c’è meno traffico.”
Oppure ancora:
“Vado a compra’ er pane.”
“Ma è domenica!”
“Appunto, non voglio trovare fila.”
E torno senza pane. Una volta ho detto: “Vado a compra’ er prezzemolo.”
E lei: “Ma tu non cucini.”
“Eh ma me serve.”
“Perché?”
“Per… per… per l’aria.”
Non lo so manco io che volevo dì.
E che noi uomini c’avemo voja sempre, ogni giorno
La migliore però è quando cerco de mandà fuori lei.
“Amò, perché non vai da tu’ sorella? Te voleva parlà.”
“Ma non me ha chiamato.”
“E allora chiamala tu, no?”
Oppure:
“Amò, devi respirà un po’ d’aria fresca. Vai a fa’ un giro.”
E lei: “Perché non ce vai tu?”
“Perché io… ehm… sto stanco.”
E invece so’ carico come un furetto.
E poi c’è lui: er vicino rompipalle
Quando finalmente riesco a rimanè solo, chiudo le tende,me preparo l’atmosfera e… e no, non è finita lì. No.
Perché c’è il vicino. Il vicino. Er mostro finale. Lui spunta sempre, sempre, sempre quando sto per aprì il telefono. Passa nel cortiletto mio semplicemente alzando la gambetta e scavalcando quei trenta centimetri de recinzione.
E sona er campanello! Sona finchè nun je apro sta cazzo de porta.
“Aoooo Cesarinoooo! Che stai a fa’? Te vieni a beve un caffè?”
“No, grazie.”
“Ma dai, vieni che Vittoria ha fatto la torta de mele.”
“Ma so’ intollerante!”
“Da quando?”
“Da mo’.”
Una volta ero lì, col telefono in mano, stavo per chiamà Viola e lui spunta alla finestra e me fa:
“Ao’, ma secondo te la Roma quest’anno come va?”
E io che volevo solo masturbamme gli ho risposto:
“Male, sempre male, ora vattene.”
Lui ride e resta lì. Sempre.
È una tortura.
Finalmente solo: il rito segreto per chiamà
Quando finalmente riesco a liberarmene, abbasso la tapparella, chiudo tutto, me metto in un angolino della stanza dove so’ sicuro che né moglie né vicino me vedono. E lì… lì sì che posso respirà. Lì posso chiamà Viola e vivere quei dieci, quindici, venti minuti de paradiso.
E tutto questo, raga’, fa parte del gioco.
Fa parte della libertà.
Fa parte de quello che rende il telefono erotico così speciale: è un momento solo tuo.
Un momento rubato, guadagnato, conquistato con astuzia e fantasia.
E forse proprio per questo me piace così tanto: perché me fa sentì vivo.
Oh Mirko, se leggi: bello il pezzo tuo. Ma tu sei romantico. Io invece so’ pratico. Questo mondo me fa sta’ bene, punto. Se volete leggervi la sua storia, fatelo, così vedete la differenza tra un poeta… e un zozzone come me. Oh regà, a me me piace ridere e scherzà e so pure bravo a raccontà frottole ma che ste ragazze so brave, ecco quello è un fatto!
Questo è il mio rapporto col telefono erotico. Niente cuoricini: solo verità. Me sistema le giornate, me evita divorzi, me rimette al mondo e me fa ride. Che altro serve?
E voi? Come ve siete avvicinati al sesso al telefono?
Siete Mirko… o siete Cesare?
Raccontatemelo, che so’ curioso.
Ti sei rivisto in Cesare?
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